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La Riserva Naturale

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La Riserva Naturale

Istituita con Legge Regionale n° 19 del 1992, all’interno del territorio del Comune di Carsoli, in prossimità del borgo di Pietrasecca, la Riserva Naturale Speciale delle “Grotte di Pietrasecca” è la prima Riserva Naturale in Europa nata per la tutela e la fruizione di un ambiente carsico. L’esclusività e la fragilità di tale ambiente hanno reso necessaria l’istituzione di un'area protetta per limitare gli interventi dell’uomo evitando possibili ripercussioni sull’ambiente delle grotte. 

Fiore all’occhiello della Riserva sono la Grotta carsica del Cervo e l’Inghiottitoio naturale Grotta dell’Ovito. 

Grotta del CervoLa Grotta del Cervo è stata scoperta nel 1984 e ha subito animato entusiasmi e curiosità per la sua straordinaria bellezza. L’ingresso immette in un’ampia galleria lunga circa 400 metri, caratterizzata dalla presenza di straordinarie concrezioni candide di varia forma e struttura. Deve la sua importanza al ritrovamento al suo interno delle ossa di un cervo di notevole interesse paleontologico e di monete romane del IV-V sec. d.C. e del XV secolo. Forse per alluvioni o forse in seguito a un evento sismico, nel 1456 l'apertura si ostruì, cosicché la Grotta tornò alla luce solo nel 1984 a seguito di uno studio e di una ricerca sul campo da parte del Gruppo Speleologico Romano. 

L'inghiottitoio naturale Grotta dell'Ovito raccoglie le acque del bacino omonimo per restituirle dopo 1300 m. di distanza nella cosiddetta "risorgenza" della Vena Cionca a Pietrasecca. L'ingresso, dal caratteristico ampio e doppio portale, immette in una larga galleria. Il tracciato è caratterizzato da una suggestiva serie di stretti piccoli laghi, separati da brevi rapide, e da alcune diramazioni che introducono in ambienti con stalattiti e stalagmiti. Subito dopo ha inizio l'affascinante canyon, caratterizzato da una successione di rapide, laghetti e cascate. Dopo un salto d'acqua di 8 metri si giunge sul vasto lago sottostante.

La floraOrchideaI 110 ettari di superficie protetta ospitano boschi misti di grandi alberi caducifogli come il carpinio, l’orniello, il cerro e il nocciolo, sovrastati da faggete che ricoprono i monti fino alla cima. Ai piedi dei grandi alberi crescono inoltre vari arbusti di sottobosco come l’Anemone Appennina, il Ranuncolino Muschiato e la Saxifraga Rotundifolia. Percorrendo alcune zone ben assolate è addirittura possibile osservare una popolazione di leccio, specie tipicamente mediterranea ed insolita per i nostri monti. 

 

La faunaVolpeI boschi e i pascoli circostanti offrono ospitalità a numerose specie animali. Infatti, passeggiando per la Riserva, è possibile incontrare rapaci diurni come la poiana, oppure imbattersi nel gheppio ed osservare il suo caratteristico volo "a spirito santo", o ascoltare l’inconfondibile “ci-ci-ciak” della combattiva coturnice. Numerose altre specie di uccelli popolano la Riserva tra cui il fringuello, il picchio verde e il merlo. La notte i grandi rapaci notturni prendono il controllo dei boschi e allora, osservando attentamente e con un po’ di fortuna, è possibile notare il silenziosissimo volo della civetta, del gufo e dell’allocco. Oltre ai numerosi uccelli, il territorio della Riserva è frequentato e abitato da vari mammiferi come le volpi, i cinghiali, le martore e le lepri. 

La geologia Foto di Cesare IacovoneI monti che ospitano la Riserva rappresentano una delle più interessanti ossature carboniche dell’Appenino Centrale, poiché particolarmente ricchi di fenomeni carsici. Aspetto caratteristico della Riserva è proprio la sua morfologia, che nel corso del processo evolutivo del nostro territorio ha portato alla costituzione di particolari formazioni carsiche non solo sotterranee (ipogee), ma anche superficiali (epigee). Il bacino su cui si estende la Riserva è infatti caratterizzato da doline (depressioni chiuse a forma di imbuto), polje (vaste doline di crollo), karren (solchi presenti sulle rocce), docce (solchi ampi), vaschette di corrosione, inghiottitoi (punti su una superficie carsica dove l’acqua penetra o sprofonda nel sottosuolo) e risorgenze (fuoriuscite ben localizzate di torrenti sotterranei). Grazie alle importanti formazioni impermeabili, alle marne (rocce sedimentarie di tipo terrigeno composte in prevalenza da argilla e carbonato di calcio) e ai flysch (formazioni sedimentarie costituite da strati alternati di arenaria, di marna e di calcare pelagico), le acque scorrono verso l’inghiottitoio dell’Ovito in cui si genera un torrente ipogeo di circa 1300 metri che ritorna in superficie tramite le Risorgenze di Vena Cionca. Vicino l’inghiottitoio dell’Ovito e parallelamente alla sua evoluzione, la Grotta del Cervo si sviluppa dando vita ad un’altra formazione carsica ipogea. 

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